venerdì 26 dicembre 2014

9. PSICOLOGIA CLINICA: L' AUTISMO



Nel periodo infantile si possono verificare disturbi che compromettono la capacità di relazione e socializzazione; spesso compaiono insieme al ritardo mentale.
Tra le forme più gravi possiamo ricordare l’autismo infantile, che si manifesta in modo evidente nei primi tre anni di vita.
La sua incidenza è di circa 15 casi ogni 10mila nati. La sua individuazione risale allo psichiatra Leo Kanner. Il termine è stato coniato nel Novecento per connotare un soggetto ripiegato su se stesso, vistosamente asociale.
Non se ne conosce a sufficienza l’origine, su cui probabilmente influiscono fattori diversi, da quello genetico a quello ambientale. C’è chi ad esempio riconduce la causa ad un cattivo rapporto con i genitori (la madre soprattutto) e chi invece lo collega ad un problema organico, quello dell’intolleranza alimentare (in particolare al glutine).
Per quanto riguarda la sintomatologia, il soggetto affetto da autismo:
  1. Esprime una forte sofferenza sul piano relazionale
  2. Guarda l’interlocutore come se non ci fosse
  3. Non è in grado di sperimentare condivisioni (materiali e di esperienze) con gli altri
  4. Manifesta ritardo soprattutto nel linguaggio, che risulta povero e ripetitivo
  5. Rifiuta il contatto fisico
  6. Può manifestare atteggiamenti violenti
In età avanzata si manifesta una “ritualità”: consiste in un movimento pendolare, cioè oscillatorio, che si conclude soltanto con l’urto dei sistemi protettivi. Ma il segnale più vistoso è la crescente apatia del soggetto autistico, che desidera evitare ogni cambiamento nel suo stile e nel suo ambiente di vita.

Diventato adulto, in certi casi e se opportunamente accompagnato da figure terapeutiche, può arrivare a condurre una vita autonoma. Le terapie o gli interventi, di tipo medico ed educativo/comportamentale, vengono scelti in base ai sintomi specifici che l’individuo manifesta. L'autismo è trattabile ed è importante iniziare in fase precoce; si inizia con stimoli artificiali, rinforzi, per indurre comportamenti accettabili o ridurre quelli autolesivi e ripetitivi. Trattando ogni errore del sistema metabolico è possibile un cambio graduale e un miglioramento delle condizioni di salute e del comportamento. Non esistono farmaci che agiscono sul nucleo essenziale del disturbo. Si ricorre agli antipsicotici per ridurre i comportamenti ossessivi e aggressivi.