Il blog è stato creato dal liceo delle Scienze Umane "Fabrizio De Andrè" di Brescia
mercoledì 27 novembre 2013
1950, "Harvey" : James Steward dolcemente delirante, rischia di finire in manicomio perché ha come amico un grosso coniglio bianco che nessuno vede; gli avidi parenti vogliono impadronirsi dei suoi soldi, ma soprattutto disfarsi del coniglio invisibile e dell'imbarazzo che crea in società. Finale con giustizia a ruoli invertiti, metafora dell'impossibilità di liberarsi dell'innocenza e della fantasia.
1958, "La donna che visse due volte", fobie, delirio, autolesionismo e ossessioni incombono sull'unico vero grande amore: James Steward, inizialmente già traumatizzato, impazzisce del tutto.
Però stavolta finisce ricoverato in clinica e non si riprende più, finché.......
La verità ci salverà o ci perderà del tutto? Abbiamo diritto a una seconda opportunità? Cara, ti amo, ma solo se sei quell'altra.
2.PSICOLOGIA CLINICA: NORMALITA' E PATOLOGIA
- Una distinzione difficile
La
distinzione tra normalità e patologia è stata oggetto di analisi e
discussioni, perché non è affatto scontata come sembra e risulta difficile ed
incerta anche per i clinici.
Il
problema del criterio
Varie
ricerche hanno dimostrato che psichiatri e psicologi clinici non
concordano a sufficienza nei giudizi di normalità. Per stabilire
che cosa è normale e che cosa è patologico ci si può basare su vari criteri che risultano però inadeguati per le ragioni che di seguito esporremo:
Criterio
socio-culturale: è malato l’individuo disadattato. Una
persona è sana se si conforma alle norme della sua società e della
sua cultura. Il difetto di questo criterio è quello di confondere
la malattia con forme di diversità (devianza, ribellione ad un
sistema oppressivo, etc.) che non hanno nulla a che fare con la
patologia.
Criterio
personale: fa riferimento alla sofferenza individuale e quindi è
poco affidabile, dato che molte persone con patologie gravi
rifiutano di curarsi o di considerarsi in difficoltà.
Criterio
professionale: si basa sulla diagnosi di esperti, ma nemmeno
questo è affidabile perché spesso non c’è uniformità di
giudizio.
Criterio
utopico: stare in salute significa vivere in modo ottimale.
Allora saremmo tutti in qualche modo malati.
Il manuale viene diffusamente usato in tutto il mondo come guida alla diagnostica clinica. Espone sintomi, sviluppi e caratteri dei vari disordini mentali. Si tratta di un manuale che raccoglie attualmente più di 370 disturbi mentali, descrivendoli in base alla prevalenza di determinati sintomi (per lo più quelli osservabili nel comportamento dell'individuo, ma non mancano riferimenti alla struttura dell'io e della personalità).
2. Il
problema del confine tra malattia e salute
Probabilmente
c'è una continuità tra normalità e patologia poiché possono
avvicendarsi nella storia di una persona più facilmente di quanto si
creda.
Quindi
tra normalità e patologia non c’è una separazione netta, ma
continuità. Esistono, inoltre, una serie di stati intermedi non
propriamente normali, né patologici (piccole sofferenze,
disadattamenti, etc.)
3. Il
problema della consistenza delle malattie mentali
Alcuni
studiosi hanno messo in discussione l’idea di malattia mentale
(antipsichiatria). Secondo questi studiosi, la visone tradizionale
della malattia mentale porta a non considerare gli aspetti della vita
sociale, affettiva, comunicativa del soggetto e quindi porta ad una
incomprensione della patologia.
2006, "Correndo con le forbici in mano"; La storia vera di Augusten, un ragazzino che, anni settanta, viene abbandonato dai genitori ( padre alcolizzato e madre schizofrenica, aspirante poetessa). Lasciato in adozione al guru-ciarlatano-psicoanalista, in una casa che riflette il disordine mentale di chi la abita, riuscirà a non perdere la bussola, a scoprire sé stesso e a salvarsi la vita.
Annette Bening dà vita in modo convincente a una madre che getta via distrattamente un tesoro di amore e affetti, per poi rimpiangerlo e ritrovarsi totalmente sola.
1.PSICOLOGIA CLINICA: STORIA E AMBITO DI STUDIO
- Cenni storici:
La
psicologia clinica nasce tra la fine del XIX e gli inizi del XX
secolo da due campi di studio e attività: la psicometria
e la psicodinamica.
Tradizione psicometrica e psicodinamica si sono sviluppate
separatamente, almeno fino alla Seconda Guerra Mondiale. Nel
Dopoguerra negli Stati Uniti, si è assistito a uno sforzo poderoso
di dare organicità al settore della psicologia clinica, mettendo
assieme psicometria e psicodinamica e integrandole all’interno
della psicologia sperimentale.
In
altri paesi però, tra cui l’Italia, il tentativo di dare un
assetto all’area è mancato.
La
tradizione psicometrica comincia con L.
Witmer
che faceva uso di test mentali per diagnosticare disturbi
dell’apprendimento e programmare interventi in favore di studenti
con problemi.
Tuttavia
il contributo più significativo alla nascita della psicologia
clinica, per il suo carattere innovatore, è stato quello di Freud,
con cui comincia la tradizione psicodinamica.
Freud dedicandosi alla cura delle malattie mentali (essenzialmente
nevrosi) ha introdotto fondamentali novità.
Con
lui nasce la nozione di malattia su basi psicologiche:
non si pensa più che i disturbi mentali siano necessariamente
prodotti da disfunzioni e danni fisico-organici. Acquista senso e
forza la psicoterapia, la cura portata avanti parlando col paziente,
senza farmaci e mezzi fisici. Inoltre il mondo dei malati diventa più
vicino, perché l’idea della psicodinamica è che in tutti ci siano
conflitti interiori e che la malattia mentale sia solo un esito, una
particolare manifestazione delle dinamiche psichiche legate alle
vicende e alla storia del singolo.
- L’ambito di studio:Di che cosa si occupa la psicologia clinica? Sul piano programmatico mira allo sviluppo di competenze di base e tecniche utili a promuovere la salute di individui, gruppi e comunità attraverso l’intervento diretto dello psicologo, che si cala nella realtà concreta in tutta la sua singolarità. Questa definizione è un po’ lontana dal reale, perché di fatto gli psicologi clinici studiano e curano le malattie mentali.
Circa
i metodi da adoperare in psicologia clinica non c’è accordo.
Soprattutto negli Stati Uniti c’è la tendenza a ritenere che ci si
debba avvalere degli stessi metodi
empirici e sperimentali diffusi
nel resto della psicologia. C’è chi sostiene però (specie gli
psicanalisti europei) che in clinica si debba seguire il metodo
clinico, basato sui casi trattati.
martedì 26 novembre 2013
5.PSICOLOGIA DELLA PERSONALITA': IL SELF-MONITORING ( AUTOMONITORAGGIO)
In pratica l’automonitoraggio è l’attività di gestione di sé stessi nelle situazione della vita sociale.
Il Self-monitoring è utile nella vita pubblica e per il successo (vedi politici e manager), nella costruzione del sé e della propria autostima (l’dea che abbiamo di noi è il riflesso di quella che ci inviano gli altri) e nella partecipazione alle attività sociali e nell’adeguamento alle diverse situazioni di vita.
Esistono due tipi di self-monitoring: HSM ( high Self-monitoring) e LSM (low Self-monitoring).
Se si ha un alto livello di monitoraggio si è abili nel modellare i comportamenti e si è sensibili alle situazioni, ci si mostra sereni, simpatici e in sintonia con gli altri, mentre se il nostro livello di monitoraggio è basso ci si regola in base ai propri stati interiori, col risultato di trovarsi spesso a disagio o fuori sintonia.
lunedì 25 novembre 2013
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